Il terrorismo è stato sconfitto ma non bisogna abbassare la guardia PDF Stampa
Furlan, Romano, La Russa e Bindy al convegno organizzato da Siulp e Cisl di Milano.

22.2.10.
Il terrorismo in Italia è stato sconfitto, ma non bisogna abbassare la guardia perché le gesta criminali di singoli o piccoli gruppi sono sempre possibili. E’, invece, ancora lunga la lotta alle organizzazioni del terrore che agiscono a livello internazionale, in particolare quelle legate al fondamentalismo islamico. E’ questo, in estrema sintesi, quanto emerso nel corso della prima giornata del convegno “Terrorismo: insieme per ricordare, uniti per prevenire”, organizzato da Siulp e Cisl di Milano. Numerosi i relatori sul palco, in rappresentanza del mondo sindacale, politico e istituzionale, per partecipare a un’iniziativa che si poneva l’obiettivo di fare memoria di una tragica stagione della recente storia italiana e di riflettere sull’oggi, per capire se quanto successo potrebbe ripetersi.
“Ricordare è importante – ha spiegato il segretario confederale della Cisl, Anna Maria Furlan –, in Italia si parla poco di cosa sono stati il terrorismo, l’Olocausto, la Resistenza. I giovani non sanno. Ed è sbagliato perché conoscere la storia significa muovere i primi passi per costruire il futuro. E di questo oblio sono responsabili anche i mass media”. Furlan, che nel suo intervento ha ricordato alcune vittime innocenti degli anni di piombo (come il professor Vittorio Bachelet o l’operaio Guido Rossa), rivendicando il ruolo di contrasto al terrorismo assunto dal sindacato, ha allargato il discorso al tema più generale della sicurezza, con particolare riferimento all’immigrazione straniera. “Servono politiche di integrazione  e di accoglienza – ha detto -, e bisogna partire dall’infanzia. Il primo diritto da garantire è quello di cittadinanza. Ogni bambino straniero che nasce in Italia deve poter avere la cittadinanza italiana”.
L’invito ad intervenire è diretto alla politica. Alla politica si è anche rivolto il segretario generale del Siulp, Felice Romano. “Le donne e gli uomini della Polizia di Stato che si riconoscono nel sindacato confederale – ha affermato – desiderano lanciare un appello: facciamo tesoro della nostra storia, non ripetiamo gli errori del passato, dateci uomini e mezzi per fronteggiare la minaccia che si profila all’orizzonte prima che altri innocenti vengano sacrificati. La sicurezza del Paese deve passare da costo a investimento, perché solo investendo anticipatamente su un modello di sicurezza partecipata e condivisa, basata sull’esaltazione delle prevenzione e del rafforzamento dei valori sociali e di democrazia, si toglie il terreno fertile in cui si annida e può crescere il seme della violenza e del terrore di cui si nutre il terrorismo”. Romano ha sollecitato il potenziamento di uomini e mezzi. Secondo il Siulp nella sola area milanese mancherebbero ben 702 uomini rispetto alle piante organiche previste a livello ministeriale.
Una lettura non condivisa dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. “A Milano – ha detto ai giornalisti a margine del convegno - le forze dell'ordine sono state integrate con dei militari che fanno pattugliamento anche a piedi nelle zone a rischio: dal punto di vista dei cittadini la copertura è effettiva. Il numero degli addetti alla sicurezza è esattamente quello che era stato richiesto: non importa se sono carabinieri, agenti della polizia o militari". In quanto al rischio terrorismo il ministro ha sottolineato che il pericolo viene da quello di matrice internazionale, mentre quello interno è stato sconfitto (però “non bisogna abbassare la guardia anche se non ci sono più le condizioni per la lotta armata''). A La Russa ha ribattuto la vice presidente della Camera Rosy Bindi. ''Credo che un’emergenza organizzativa non ci sia solo su Milano - ha notato -; il governo ha vinto le elezioni sulla sicurezza, sulla famiglia e sull'abbassamento delle tasse e su questi tre punti ha fallito. Sulle forze dell'ordine vanno fatti grandi investimenti, ad esempio sulla formazione''. Secondo l’esponente del Pd, che ha messo in dubbio la capacità dell’esecutivo di gestire il fenomeno migratorio, è importante anche lavorare sull'integrazione come dimostrano i disordini milanesi di via Padova. ''Dobbiamo creare le condizioni per una società integrata - ha spiegato -; dove si tollera qualunque forma di violenza, di xenofobia, di razzismo e di separatezza ci si rende responsabili della crescita di fenomeni che purtroppo il nostro Paese ha già conosciuto”. Nel corso del suo intervento l’onorevole Bindi ha anche reso omaggio ai tanti caduti tra le forze dell’ordine colpiti negli anni di piombo per “la divisa che portavano”.
 
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