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Gli alloggi devono essere assegnati esclusivamente a canone sociale e alle famiglie in graduatoria e non a canone moderato o libero. Palazzo Marino condannato anche al pagamento di 5.000 euro per le spese di giudizio.
24.2.10. Ci ha provato in tutti i modi il Comune di Milano a sottrarre il proprio stabile di piazzale Dateo dall’offerta di case popolari da destinare a canone sociale alle famiglie in graduatoria.
Prima ha cercato di metterlo in vendita, dopo avere speso oltre 25 milioni di euro in ristrutturazione, poi, a lavori terminati, l’ha tenuto sfitto più di 3 anni e, alla fine, ha approvato una delibera che destinava i 2/3 dei 157 alloggi a canone moderato e alla locazione temporanea a canone privato. Tutte decisioni assunte in contrasto con le normative vigenti che il Tar della Lombardia, accogliendo in pieno le tesi del Sicet, ha sanzionato nel corso di questi anni ribadendo il principio che gli alloggi popolari costruiti con finanziamenti specifici non possono essere utilizzati per altri fini.
L’ultima sentenza di merito del Tar, depositata il 23 febbraio, ha, quindi, annullato una delibera che, nei fatti, aveva introdotto un principio pericolosissimo: la possibilità di destinare quote rilevanti di alloggi popolari non più a canone sociale e alle persone in graduatoria, bensì ad una diversa domanda “solvibile” a redditi più elevati e con procedure diverse.
La delibera del Comune era un vero e proprio “schiaffo” nei confronti delle oltre 26.000 famiglie in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare, tutte con un reddito inferiore a 14.000 euro di Isee/erp.
Va nella stessa direzione ladDelibera che ha messo in vendita altri alloggi pubblici (via Cesariano, via Cicco Simonetta, Corso XXII Marzo……) immediatamente assegnabili, dopo averli ristrutturati e tenuti sfitti per anni.
Anche su questa procedura pende un ricorso presentato dal Sicet al Tar Lombardia.
Il Sicet e la Cisl di Milano ribadiscono con forza che a Milano serve una politica abitativa che aumenti drasticamente offerta di alloggi pubblici a canone sociale (e non a canone genericamente “sotto mercato”) per la sterminata domanda di famiglie a basso reddito. Esattamente il contrario di quello che il Comune di Milano sta facendo!
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