Conoscere i mestieri: il meccanico PDF Stampa
meccanico.jpg
Forza di volontà, disponibilità a sporcarsi le mani, buone conoscenze di elettronica. Sono questi i requisiti principali per chi desidera diventare meccanico-autoriparatore. Una figura professionale in trasformazione, che offre concrete prospettive di lavoro. E di questi tempi non è poco. Secondo l'indagine Excelsior, realizzata da Unioncamere e ministero del Lavoro, nel 2009 le imprese italiane prevedevano di assumere 3.890 persone da adibire a questa mansione. Il problema è che fanno fatica a trovarle (il 42% del fabbisogno indicato è considerato di “difficile reperimento”). Non solo, secondo l’’Isfol, considerando il notevole numero di auto circolanti sulle strade della penisola (siamo la nazione europea con la più alta densità di “quattro ruote”), il settore continuerà a garantire opportunità di impiego anche nel futuro.

Il lavoro c'è
“Il lavoro c’è – spiega Novello Spadoni, responsabile della categoria per l’Unione artigiani di Milano -, ma non è facile convincere un giovane italiano a fare questo mestiere. Gli italiani vogliono vedere subito dei bei soldi e così nelle officine aumentano gli extracomunitari, che  hanno meno pretese immediate”.
In Italia le imprese attive sul mercato sono 26.800 (per 94mila occupati), che diventano 65.900 (per 230mila occupati) se si considerano anche gli altri soggetti che operano nell’ambito dell’autoriparazione. Ovvero, oltre ai meccanici, gli elettrauto, i carrozzieri, i gommisti e i centri di revisione. Nel complesso si tratta di imprese diffuse capillarmente su tutto il territorio nazionale e di piccolissime dimensioni (la media è di circa 3,5 addetti per ognuna), anche se negli ultimi anni stanno aumentando le aggregazioni. Oggi non è raro trovare officine con più di 15 dipendenti: veri e propri centri-auto che garantiscono al cliente un servizio completo.

Fondamentale conoscere l'elettronica
Nel corso degli anni la professione è molto cambiata. Un tempo per riparare una macchina bastavano qualche attrezzo e la competenza-sapienza del meccanico. Oggi la chiave inglese e “l’olio di gomito” non sono più sufficienti, ma occorrono ottime conoscenze di elettronica. E poi è indispensabile l’aggiornamento per stare al passo con le innovazioni tecnologiche e normative (si pensi solo alle diverse disposizioni in materia  ambientale…).
“Le conoscenze di elettronica – aggiunge Spadoni – sono fondamentali. L’elettronica in un’auto è dappertutto. Poi servono passione per i motori e voglia di fare e di imparare. Per chi ha queste caratteristiche lo spazio c’è. Non bisogna aver paura di fare la gavetta e di sporcarsi le mani. I giovani bravi non hanno difficoltà a trovare lavoro e un domani possono aspirare a mettersi in proprio”.
All’inizio, in genere, le assunzioni avvengono con dei contratti a termine o di apprendistato. Gli stipendi, sempre secondo l’Isfol, possono variare da un minimo di 17mila ad un massimo di 25mila euro lordi all’anno.


FORMAZIONE: ISTRUZIONI PER L'USO
Per un giovane che termina la terza media, la strada più immediata per accedere al mestiere di meccanico è frequentare un corso di formazione professionale.
“Si tratta di corsi triennali - osserva Carlo Motta, coordinatore settore diritto-dovere istruzione e formazione dello Ial Lombardia (www.ialombardia.it), uno dei principali istituti formativi della regione - che al termine rilasciano un attestato di qualifica in operatore alla riparazione di veicoli a motore. Il programma prevede l'alternanza tra attività teorica e pratica e offre l'opportunità di svolgere degli stage in azienda. Gli stage sono esperienze  fondamentali perché consentono di misurare le proprie capacità sul campo e di prendere contatto con le novità tecnologiche del settore, che sono molto frequenti, soprattutto sulla parte elettronica”.
Chi vuole proseguire gli studi ha anche la possibilità di frequentare un quarto anno, superato il quale si acquisisce il diploma di tecnico riparatore di veicoli a motore. Sia il titolo triennale che quello quadriennale sono spendibili a livello europeo. Le materie spaziano dalla cultura di base (italiano, matematica, scienze, storia, economia, diritto), alle lingue (inglese), a quelle tecnico-professionali (tecnologia motoristica, elettronica). “Molte ore – aggiunge  Motta – sono destinate alle attività pratiche di laboratorio. Ovviamente questo è un corso di base che offre competenze che devono essere affinate con gli stage e, soprattutto, durante il percorso lavorativo. La richiesta di questa figura è alta e, nonostante la crisi economica, diversi fra i nostri studenti ricevono una proposta di lavoro direttamente dalle imprese presso cui hanno fatto il tirocinio”.    
Sul territorio esistono poi corsi di formazione continua per adulti rivolti agli addetti del settore, ma anche a disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità, realizzati da enti formativi e finanziati, i primi da fondi professionali, e i secondi da enti e istituzioni locali. Altre iniziative vengono, invece, promosse dalle associazioni di categoria per i propri aderenti. 

 
 
< Prec. Indice archivio Pros. >