Green economy: rispetto per l'ambiente e occupazione PDF Stampa
Convegno della Cisl di Milano con Saronni, Frey, Di Simine, Croci.

9.3.10.
Un toccasana per l’ambiente e per l’occupazione. Il business della green economy  apre nuovi orizzonti nella lotta per la salute del pianeta e offre numerosi posti di lavoro. Anche in Italia. Il tema è stato al centro di un interessante convegno (Sostenibilità ambientale: un lusso o una necessità?), organizzato oggi dalla Cisl di Milano.
“La green economy – ha spiegato, introducendo i lavori, il segretario del sindacato di via Tadino, Giuseppe Saronni – è una straordinaria occasione per rendere migliore la qualità della vita in un contesto ambientale più sano e un eccezionale volano per creare nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali. Per fare questo occorre investire nella ricerca, nelle tecnologie, nella formazione. Soltanto a Milano si calcola che il comparto potrebbe dare un impiego ad almeno 10mila persone, in particolare in vista della realizzazione dei progetti per l’Expo 2015 e del Piano generale del territorio”.
Sul concetto di green economy si è soffermato a lungo Marco Frey, docente alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed esperto di fama internazionale: “La green economy – ha osservato – non è una moda ma l’insieme integrato di quattro diversi ambiti e attori: green policies da parte delle istituzioni, green management da parte delle imprese,  green technologies da parte del mondo della ricerca, comportamenti green oriented da parte dei consumatori”.
Detto in altri termini l’implementazione di un sistema economico ecologicamente sostenibile richiede l’impegno e il coinvolgimento di tutte le parti in causa: politica, aziende, ricerca (a cominciare dalle università), cittadini. A proposito di politica, l’Italia non è generalmente messa bene. Nella classifica di un indicatore importante come il green public procurement (“acquisti verdi”, quindi a basso impatto ambientale, di beni e servizi da parte della Pubblica amministrazione) il nostro Paese è all’ultimo posto tra quelli avanzati.
“Il mondo delle imprese – ha notato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -  è più avanti rispetto alla politica e alle istituzioni pubbliche. Infatti in una recente ricerca fatta dal Kyoto Club emerge che, nonostante la battuta d’arresto del summit sul clima di Copenaghen, l’83% delle aziende interpellate continua nei suoi programmi di investimento sulla green economy. Purtroppo dobbiamo considerare che oltre ai buoni auspici predicati dalla Regione Lombardia sui temi della sostenibilità ambientale non emergono azioni concrete e conseguenti per fronteggiare la crisi ambientale della più importante regione d’Italia”.
Nel complesso, comunque, come ha evidenziato il professor Frey, il trend di crescita degli investimenti mondiali in energie rinnovabili è passato dai 27,1 miliardi di dollari nel 2005 ai 33,5 del 2006 e ai 42,1 del 2007. La questione della sostenibilità ambientale è strettamente legata a quella della mobilità. Al convegno promosso dalla Cisl è intervenuto anche l’ex assessore comunale ai Trasporti (nonché docente all’università Bocconi), Edoardo Croci.
“A Milano – ha detto – sono stati fatti tanti passi in avanti ma la situazione era così compromessa che molto resta ancora da fare. Il 50-60% dell’inquinamento da Pm10 è causato dal traffico e in città ci sono 55 automobili ogni 100 abitanti. Sul piano delle politiche pubbliche occorrono iniziative e investimenti volti a favorire le forme di mobilità sostenibile, come il trasporto pubblico o la bicicletta, disincentivare l’uso dei veicoli più inquinanti, migliorare le caratteristiche tecniche dei motori, favorire l’utilizzo di combustibili non inquinanti, ridurre l’inquinamento da fonti fisse”.
L’ex assessore ha poi snocciolato una serie di dati sulla mobilità nel capoluogo lombardo che, ogni giorno, viene “invaso” da un milione di persone provenienti da fuori. Nel perimetro urbano il 46,8% degli spostamenti avviene con l’auto, il 35,9% con il mezzo pubblico, il 9,4% a piedi, il 5% in moto, il 3% in bici. L’uso dell’auto aumenta, però, sensibilmente se si considerano i movimenti di chi arriva dalla provincia. Croci ha anche gettato uno sguardo sul futuro, per ciò che riguarda il potenziamento delle infrastrutture su ferro. La rete ferroviaria urbana dovrebbe passare dai 136 chilometri attuali (tra Metropolitana e Passante ferroviario) ai 180 del 2015, dalle 110 stazioni di oggi alle 166 del 2015. Il condizionale è tuttavia d’obbligo perché se è vero che i lavori sulla Linea 5 della Metropolitana procedono a ritmo serrato, quelli sulla Linea 4 vanno a rilento. La causa? I limiti di spesa determinati dal patto di stabilità voluto dal governo, le resistenze all’interno della maggioranza,  lo spostamento su un altro capitolo (l’acquisto di azioni di A2A, la società elettrica compartecipata dai Comuni di Milano e Brescia) dei fondi destinati all’opera.

 
 
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