Nel sindacato crescono lavoratori attivi e stranieri PDF Stampa

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Si “muove” la composizione degli iscritti ai sindacati. Negli ultimi tempi i dati sul tesseramento delle tre sigle confederali registrano una crescita, più o meno sensibile, dei lavoratori attivi e degli stranieri. Chi teorizzava un’irreversibile crisi di Cgil,Cisl e Uil, sempre più condizionate dalla massiccia presenza dei pensionati, dovrà probabilmente ricredersi. Certo i pensionati hanno ancora un peso rilevante ma, complici la crisi economica e i flussi migratori di questi anni, i sindacati, con i loro limiti e problemi, stanno consolidando il proprio ruolo di presidi a tutela degli interessi dei lavoratori. A parlare sono le cifre. Nel complesso nel 2009 Cgil, Cisl e Uil contano oltre 12 milioni e 450mila iscritti. Il rapporto tra attivi e pensionati è a favore dei primi nella Cisl (+75.041) e soprattutto nella Uil (+712.560), mentre risulta ancora ribaltato nella Cgil (-242.239). Tuttavia il trend degli ultimi anni dice che in tutte le confederazioni gli iscritti ancora nel mondo del lavoro aumentano più sensibilmente rispetto a quelli che ricevono l’assegno di un ente previdenziale.

Più attivi
“I dati del 2009 – spiega Enrico Panini, segretario organizzativo della Cgil – ci dicono che la quota degli attivi cresce ancora dello 0,84%. E’ un trend precedente alla crisi, che va avanti da qualche anno, che la crisi non ha interrotto, anzi. Tant’è vero che oggi registriamo un incremento di iscritti nei territori tradizionalmente a più bassa sindacalizzazione. Evidentemente in tempi di difficoltà i lavoratori formalizzano la loro fiducia verso il sindacato anche prendendo la tessera”. 
I numeri evidenziano che gli attivi sono in crescita. La Cgil dichiara un aumento dell’8,25% nel periodo 2005-2009, la Cisl e la Uil rispettivamente del 7,06% e del 9,05% tra il 2006 e il 2009. Nello stesso periodo l’incremento delle tessere fra i pensionati ha fatto registrare valori inferiori.
“Nella Cisl – nota il segretario organizzativo Paolo Mezzio – gli attivi crescono in particolare tra le categorie che hanno firmato i contratti. Lì il ritorno di consenso è evidente. Il sindacato è attrezzato per rappresentare il lavoro tradizionale, la sfida è intercettare i giovani, l’area dell’occupazione flessibile che può diventare precaria. Servono nuovi linguaggi e strumenti. Noi stiamo lavorando molto sulla rete dei servizi. La rappresentanza oggi non avviene più solo nei luoghi di lavoro, ma anche sul territorio. Il lavoratore ha bisogno di una tutela più articolata, come persona nel suo complesso”.
lavoratori.jpgUn salto culturale non da poco. Le trasformazioni nel mercato del lavoro impongono al sindacato di rinnovare le strategie.
“Noi ci chiamiamo il sindacato dei cittadini – chiosa Carmelo Barbagallo, segretario organizzativo della Uil -, il che significa che tuteliamo i lavoratori sia nei luoghi di lavoro che all’esterno. Sulla crescita degli attivi ha inciso la crisi. Nei momenti difficili il sindacato diventa il primo interlocutore. Le istituzioni sono considerate più distanti e spesso fanno promesse che non possono mantenere. I sindacalisti, invece, devono rendere conto ogni giorno ai lavoratori di quello che dicono e fanno”.

Più stranieri
C'è poi il tema dell’immigrazione. L’ingresso nel mercato di un’alta quota di stranieri, con impieghi più o meno regolari, pone anche un problema di rappresentanza e di tutela. Secondo il Dossier Caritas-Migrantes i lavoratori stranieri sono circa 2 milioni e nel 2008 Cgil, Cisl e Uil ne hanno tesserati 923.587, con un incremento rispetto al 2007 del 16% e di quasi il 50% sul 2005. In termini di consenso guida la Cisl (332.561, +39.447), seguita da Cgil (297.591, +26.353) e Uil (190.078, +19.839). La presenza di stranieri è più forte, a seconda delle zone, nell’edilizia, nell’agroalimentare, nell’industria metalmeccanica, nei servizi (alle imprese e alle famiglie), nei trasporti. L’assistenza fornita dal sindacato non riguarda solo il lavoro ma diversi aspetti della vita quotidiana, come il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o i ricongiungimenti famigliari. Spesso il contatto avviene proprio per queste esigenze, oltre che per l’apertura di vertenze. Ormai tutte le sigle (in modo più capillare quelle confederali) dispongono sul territorio di strutture e sportelli dedicati. Non solo, da qualche tempo risulta in crescita anche il numero di delegati, operatori e dirigenti sindacali provenienti dall’estero. Non ci sono cifre ufficiali ed è un processo non facile, ma è il segno che il sindacato sta cercando di adeguarsi alle trasformazioni della società.    

 
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