Boom di cause per stipendi non pagati PDF Stampa
I dati dell'ufficio vertenze della Cisl di Milano. Aperte quasi 3.500 pratiche nell'ultimo anno e mezzo.

22.7.10.
  Dal primo gennaio 2009 al 30 giugno 2010 l’ufficio vertenze della Cisl di Milano ha aperto 3.429 pratiche individuali (1.225 solo nei primi sei mesi del 2010), con un incremento, rispetto al 2008 del 19%: un segno, anche questo, della crisi in corso. Ma cosa chiedono i lavoratori agli operatori del sindacato? La voce più gettonata è il “recupero crediti”. Ben 1.683 persone (49%) dichiarano, infatti, di dover ricevere dei soldi dal proprio datore di lavoro. Dopo di loro vengono quelli che ritengono di essere stati licenziati ingiustamente (33,7%).
“La crisi fa sentire ancora forte i suoi effetti - osserva il segretario generale della Cisl milanese, Danilo Galvagni – e i lavoratori ne sono le prime vittime, tanto che molti lamentano di non venire pagati. Nel 2010 l’84% del contenzioso che passa dai nostri uffici riguarda rapporti di lavoro regolari (era l’80% nel 2009, ndr.). Questo significa che tra le imprese che non versano gli stipendi non ci sono solo quelle furbe che ricorrono al lavoro nero. Mi sembra un dato che evidenzia la gravità della situazione”. 
Un elemento che deve far riflettere riguarda anche le modalità con cui si risolvono le vertenze: mentre nel 2008 prevalevano i casi che si definivano in via conciliativa con un accordo tra le parti (21,7%), nel 2009 questa quota si è abbassata (14,8%). Oggi (primo semestre 2010) le aziende preferiscono ricorrere agli avvocati (26% a fronte dell’8,1% del 2008) .
“Questo atteggiamento è significativo - aggiunge Galvagni -, le imprese sono sempre meno disposte a venire a patti con i lavoratori, anche quando sanno di avere torto. E così aumentano quelle che scelgono di andare davanti al giudice, avviando cause che non si sa quando si chiuderanno. E’ anche questo un effetto della crisi: invece di pagare subito temporeggiano, confidando nei tempi lunghi della giustizia”.  
Un altro segno indicativo del momento non facile è quello sui fallimenti: tra il 2008 e oggi sono cresciuti del 136%. Entrando poi nel dettaglio dei dati (2009) emerge che a rivolgersi ai “vertenzieri” sono più gli uomini (57%) rispetto alle donne, e gli italiani (59,1%) sugli stranieri (anche se gli stranieri sono in crescita). La maggior parte della pratiche riguardano aziende con meno di 15 dipendenti (60%). Tra i settori, il più coinvolto è di gran lunga quello del commercio e servizi (56,3%) con a seguire i trasporti (13%) e il metalmeccanico (12,4%). Un ultimo dato: la maggior parte degli “utenti” (59,1%) non è iscritto al sindacato.
“Questo è molto indicativo – conclude Galvagni -, in molti, soprattutto in ambito politico, criticano il sindacato, spesso a sproposito e in maniera strumentale. Però il sindacato, con tutti i suoi limiti, rimane un soggetto importante, che si schiera sempre dalla parte dei più deboli. E i lavoratori lo sanno: anche quelli non iscritti, quando sono in difficoltà, si rivolgono a noi”.  
 
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