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Iniziative di protesta a Roma, Milano e Torino. 210 lavoratori in cassa integrazione.
24.8.10. I sindacati del settore telecomunicazioni, Fistel Cisl, Slc Cgil, Uilcom Uil, confermano lo sciopero nazionale di British Telecom il prossimo 7 settembre con iniziative e presidi a Roma, Milano e Torino".
"BT Italia ha proceduto unilateralmente a mettere in cassa integrazione più di 210 lavoratori, proponendo un piano industriale e di riorganizzazione poco credibile che probabilmente nasconde una sola questione: nonostante i risultati positivi, il management ha deciso che l'Italia non è più un mercato su cui continuare ad essere presenti". Così dichiarano in una nota congiunta le segreterie nazionali di Fistel, Slc, Uilcom.
"Già da fine agosto il 20% della forza lavoro sarà in cassa integrazione mettendo a rischio la tenuta industriale dell'intera azienda e la capacità di erogare servizi decenti ai tanti grandi clienti che si sono fidati di BT".
"Pertanto, a fronte dell'arroganza dell'azienda che, anche in sede di ministero del Lavoro ha ribadito le proprie posizioni, come segreterie nazionali confermiamo lo sciopero del 7 settembre".
"L'azienda - continuano i sindacati - se vuole avere un qualsivoglia dialogo con il sindacato, ritiri le procedure di cassa e riconosca ai lavoratori il contributo che hanno dato per portare BT in sostanziale pareggio. Del resto anche i recenti risultati di BT a Londra dimostrano una crescita di ricavi, con l'Italia che rappresenta il mercato europeo più importante per l'azienda inglese. Almeno fino adesso".
"Un'azienda che, è utile ricordare, ha più che dimezzato in questi anni la sua base occupazionale, aumentando il numero di consulenti esterni ben pagati mentre i dipendenti diminuivano e con un rapporto tra dipendenti e dirigenti ancora oggi tra i più alti e anormali mai registrati: ben 90 dirigenti su 1100 dipendenti, più di un dirigente ogni 12 lavoratori. Probabilmente è dai troppi consulenti, dai troppi dirigenti, dai tanti sprechi che quest'azienda dovrebbe iniziare, non solo per un senso di efficienza economica ma ancor prima per senso di giustizia".
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