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Sono un lavoratore cassintegrato. Vorrei avviare un'attività auonoma: a chi posso rivolgermi per trovare un sostegno?
Mario M. - Milano
La crisi ha colpito duro anche a Milano. Sono,infatti, sempre di più i lavoratori e le famiglie che fanno fatica a tirare la fine del mese. Sembra banale dirlo, ma è così. Il problema riguarda anche il cosiddetto “ceto medio”, che fino a poco tempo fa pareva al riparo dalle intemperie dell’economia. Per dare una (sia pure parziale) risposta a questi bisogni la Fondazione Welfare Ambrosiano, istituita in compartecipazione da Comune, Provincia, Camera di commercio e sindacati confederali, ha varato il progetto Microcredito Milano. Il direttore della Fondazione, Romano Guerinoni, ci spiega di cosa si tratta.
Quali sono gli obiettivi della Fondazione?
L’obiettivo principale è aiutare i lavoratori milanesi in difficoltà economica, in particolare a causa della crisi, per evitare che scivolino nella fascia grigia della povertà. La nostra è un’azione preventiva, di sostegno temporaneo. Ci muoveremo sia sull’area del microcredito, sia su quella del welfare sussidiario, quindi, ad esempio, con interventi sull’area sanitaria o della non autosufficienza.
La prima iniziativa concreta che parte è proprio quella del microcredito.
Esatto. L’idea è di aiutare la persona in difficoltà, rendendola parte attiva. Questo tipo di sostegno è rivolto a chi si impegna a trovare un nuovo lavoro o a chi decide di intraprendere un’attività professionale autonoma o ha problemi a portarne avanti una già avviata. Penso, ad esempio, al sostegno del cassintegrato che deve comunque rispettare impegni economici già presi alla partita Iva che non riesce a pagare le tasse ed è in attesa di ricevere egli stesso dei pagamenti per il lavoro svolto.
Ma in cosa consiste l’aiuto?
In un finanziamento a condizioni agevolate rispetto a quelle normali di mercato. Attenzione, non è un contributo a fondo perduto: i soldi ricevuti devono essere restituiti entro 6 anni. L’importo minimo erogabile è pari a 2mila euro, quello massimo a 20mila. Nel complesso la Fondazione può erogare circa 5 milioni e 200mila euro. Con queste risorse ipotizziamo di poter aiutare attorno alle mille persone.
Come funziona il progetto?
Il modello organizzativo si regge su un sistema di partner di prossimità. Si tratta di una rete di 18 sportelli, sparsi sul territorio, che accolgono e accompagnano le persone interessate, a cui si aggiunge un’associazione di volontariato (Vobis), composta da ex bancari ed esperti di finanza cui spetterà la valutazione di sostenibilità del prestito.
Quindi se io desidero accedere al servizio cosa devo fare?
Deve recarsi ad uno degli sportelli. Qui un incaricato valuterà se lei ha i requisiti previsti. In caso di assenso, la sua richiesta verrà valutata sul piano della sostenibilità: bisognerà cioè capire se lei è in grado ragionevolmente di restituire i soldi ricevuti, nei tempi stabiliti. Se anche questa risposta è positiva, la pratica verrà passata alla banca da lei indicata, tra quelle che hanno aderito al progetto, che provvederà ad erogare il prestito. A garantire per lei presso l’istituto di credito sarà la Fondazione.
Il progetto è appena partito, che segnali avete avuto?
Di grande interesse. L’aspetto che mi ha più colpito è stata la massiccia richiesta di aiuto da parte di pensionati, a cui però non possiamo dare risposta perchè, come ho detto, l’iniziativa si rivolge ai lavoratori attivi o potenziali. Comunque questo dato evidenzia un problema sociale grave, che solleveremo presso le istituzioni.
La vostra è un’iniziativa innovativa...
La Fondazione Welfare Ambrosiano è l’unica in Italia, che io sappia, composta da soggetti pubblici e del privato sociale. E’ un tentativo, interessante, di dar vita a un modello di welfare concertato tra soggetti così diversi. E’ un tentativo che non risolve il problema, ma dà una mano ad affrontarlo. Di fronte al calo dell’intervento pubblico, diventerà sempre più necessario sperimentare strade come questa.
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