Presentato il quarto rapporto: "Il lavoro a Milano" PDF Stampa
Galvagni, Cisl: "Il 2010 ci preoccupa. Occorre riformare gli ammortizzatori sociali. Meno tasse in busta paga e più contrattazione di secondo livello".

25.1.10.
La crisi morde anche a Milano, anche se il suo impatto è stato, in parte, mitigato dal ricorso agli ammortizzatori sociali. E il 2010 non si annuncia facile. Sono questi, in estrema sintesi, i risultati della quarta edizione del rapporto “Il lavoro a Milano”, l’indagine sulla situazione del mercato del lavoro locale messa a punto congiuntamente dai centri studi di Cgil, Cisl e Uil e Assolombarda, presentata ieri in città, presso la sede dell’associazione imprenditoriale.
“Questo rapporto - ha dichiarato aprendo i lavori il presidente degli industriali, Alberto Meomartini - costituisce un momento importante nell'ambito delle relazioni fra le parti sociali milanesi e fra queste ultime e le istituzioni perché evidenzia, una volta di più, la capacità di lavoro comune e la progettualità che sono in grado di generare collaborando".
I dati, sia pure parziali (l’indagine si ferma ai primi sei mesi dell’anno scorso), parlano chiaro: il tasso di disoccupazione a Milano è salito dal 3,9% del secondo trimestre 2008 al 4,7% del secondo trimestre 2009. La situazione rimane migliore rispetto alla Lombardia (4,9%) e al resto d’Italia (7,4%) ma merita di essere seguita con attenzione. Sul territorio (dato dicembre 2008) si contano 1.808.000 occupati, in gran parte concentrati nei servizi (1.291.000) e a seguire nell’industria (509.000).  “Guardiamo al 2010 ancora con preoccupazione – ha spiegato il segretario generale della Cisl, Danilo Galvagni -; le difficoltà non sono finite. Nel 2009 gli effetti della crisi sono stati in parte attenuati dal ricorso alla cassa integrazione, ma questo non ci deve consolare, anche perché molti lavoratori, penso ad esempio ai   parasubordinati o alle partite Iva, che a Milano sono tantissimi, non hanno potuto usufruire di protezione. E’ quindi più che mai necessario procedere alla riforma degli ammortizzatori sociali per estendere le tutele a chi oggi non ne ha diritto. La crisi – ha aggiunto Galvagni -, oltre ad aver espulso migliaia di persone dal mercato, ha inciso pesantemente sui bilanci dei lavoratori. Per rinforzare le buste paga occorre agire sulla leva fiscale, riducendo le imposte sui redditi da lavoro, e potenziare la contrattazione di secondo livello nelle aziende”.
I dati sulla cassa integrazione sono molto significativi. Nei primi sei mesi del 2009 il ricorso a questa misura è stato fortissimo. La cassa ordinaria ha raggiunto quasi 20 milioni di ore (con un aumento del 1000% rispetto al 2008), mentre quella straordinaria è salita a quota 30 milioni di ore (con un aumento del 400% rispetto al 2008). Su questo aspetto è intervenuto anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Dando numeri  più ottimistici. “L'impiego effettivo della cassa integrazione nel corso del 2009 - ha notato  - dovrebbe essere inferiore al 65% delle ore autorizzate. I primi dati parlano di un uso effettivo delle ore di cassa integrazione al 65%, abbiamo dei conti che ci stupiscono e parlano di un tiraggio anche inferiore, ma occorreranno ancora un paio di mesi per avere dati certi”. L’indagine ha analizzato anche altre aspetti, come quello della formazione. Il tasso di laureati tra gli occupati milanesi (21,7%) è più alto della media lombarda (17,3%) e nazionale (17%). Di converso, è più bassa (31,3%) l’incidenza di lavoratori con un titolo di studio inferiore alla qualifica professionale (36,8% in Lombardia, 38,3% in Italia).
Di formazione ha parlato il presidente di Fondimpresa, Giorgio Fossa. “Il sistema milanese – ha detto – costituisce un bacino di particolare interesse per Fondimpresa. I lavoratori coinvolti sono oltre 32mila. Fondimpresa ha attivato iniziative specifiche per le persone in cassa integrazione. E’ però essenziale continuare a fare formazione anche quando i ritmi produttivi torneranno a pieni giri, perché altrimenti il sistema delle imprese e le competenze dei lavoratori si indeboliranno nel breve termine”. La seconda parte del Rapporto 2009, che è dedicato all’ex segretario della Cisl milanese Vito Milano, prematuramente scomparso,  ha preso in esame il tema dell’immigrazione. Tra la città e la provincia gli occupati stranieri sono circa 600mila distribuiti tra servizi alle imprese (23,2%), industria (21,2%), costruzioni (16,2%) e altri settori (39,4%).  "Per quanto riguarda la manodopera straniera – si legge nel documento - non si può sottacere che il rapporto evidenzia l'esistenza di criticità da risolvere. Queste riguardano, in particolare, il superamento delle barriere linguistiche, la soluzione delle problematiche abitative, il riconoscimento dei titoli di studio. Da un punto di vista più generale è inoltre necessario che attraverso un'azione sinergica di tutti i soggetti competenti sia migliorata la capacità di attrarre e trattenere talenti, da qualsiasi parte del mondo provengano: una questione particolarmente critica in un'economia, come quella milanese, che sta sempre più perdendo le proprie connotazioni manifatturiere".

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