L'OBBLIGO DEI DEFRIBILLATORI
Più atletici, piu' sani e ora anche piu' sicuri

E' stato uno degli ultimi atti del Governo Monti. In Italia ogni anni muoiono improvvisamente, senza cause precise, oltre 60 mila persone anche fra giovani e giovanissimi. L'obbligo degli strumenti di pronto soccorso in ogni centro sportivo dovrebbe ridurre fenomeno. 

Sul finire dell’esperienza del governo tecnico di Monti, nelle ultime ore di attività istituzionale, il ministero Balduzzi, in concerto con il ministero Gnudi, hanno siglato un decreto che, andando a completare quanto già regolato sul tema, permette definitivamente di dare concretezza all’obbligo dell’introduzione dei defibrillatori nelle strutture dove si pratica sport.  Il 26 aprile scorso, difatti, mediante un decreto del ministero della salute (in sintonia con il ministero del turismo e dello sport) si è dato concretezza a quanto previsto nell’art.7, comma 11 del decreto legge, n.158 del 13 settembre 2012 (convertito nella Legge n.189 del 8/11/2012) mediante il quale per la prima volta in Italia si è provveduto a regolamentare in modo preciso le dotazioni di defibrillatori automatici esterni, in alcuni contesti specifici, pubblici e privati.

Il decreto, rientrando nel più ampio programma varato dal ministero della salute a favore dell’innalzamento generale del livello di tutela della salute nel nostro paese, rispondendo a quanto previsto dall’art.7, oltre a regolare le dotazioni e l’utilizzo dei defibrillatori, si articola in modo particolareggiato anche nel delineare specifiche disposizioni in merito all’obbligo di idonea certificazione medica per tutti i praticanti di attività sportive non agonistiche o amatoriali. Rivolgendosi, quindi, a praticanti di attività sportiva realizzata non all’interno di organismi sportivi (quindi non da parte di tesserati alle federazioni sportive o alle discipline a queste associate), dispone che, nel caso tale attività non sia svolta in modo occasionale, gli uomini fino a 55 anni e le donne fino a 65 anni, debbano dotarsi (al fine di esibirlo al momento dell’iscrizione o dell’avvio dell’attività) di uno specifico certificato medico; documento che, se per tali soggetti avrà una valenza biennale, nel caso di alunni delle scuole, impegnati in attività fisico-sportive organizzate nell’ambito delle attività parascolastiche, avrà valenza esclusivamente annuale.

Dalle ultime statistiche emerge che in Italia sono circa 60 mila i casi di decessi ogni anno che accadono in modo improvviso e senza alcun tipo di ragione legata a problematiche conosciute da parte della persona colpita, specie quando ad essere interessati da tali eventi sono giovani e giovanissimi.

In tale senso, l’introduzione dell’obbligo della certificazione medica, ma ancor più della dotazione di un defibrillatore (semi)automatico in ogni presidio sportivo è quanto mai importante e non può che rappresentare un reale passo in avanti verso un innalzamento del livello di prevenzione per quanto concerne le attività nel tempo di vita (ad integrazione di quelle svolte nel tempo lavorativo, nell’ambito del quale comunque si registra il più alto numero percentuale di arresti cardiaci).

Non potendo trascurare il costo che tale obbligo determina per le strutture sportive, spesso già gravate da molti oneri economici e dal peso di una crisi che porta al taglio delle iscrizioni in palestra da parte di molte persone e famiglie, i tempi previsti di messa a regime dell’obbligo sono quanto mai ampi, visto che si prevedono ben 30 mesi (come tempo massimo) per le società dilettantistiche, a fronte dei 6 mesi previsti per le società professionistiche.

Se però per i costi dell’acquisto, pur non minimi, si può pensare che potranno in qualche modo essere ammortizzati, è senza dubbio l’organizzazione che deve essere impiantata per l’efficace utilizzo dello strumento, a rappresentare forse il reale problema. Non va trascurato, difatti, che a fronte della necessità di dover formare persone specifiche che possano utilizzare il defibrillatore (tenuto conto che lo strumento salva-vita può essere maneggiato solo da personale competente), è il presidio costante di almeno una figura con tali competenze, durante tutto l’orario di svolgimento delle attività, a creare complicazioni organizzative di non poco conto, specialmente per quelle strutture e società sportive di piccola dimensione. E’, difatti, rilevante in questo senso non trascurare che l’intervento con il defibrillatore, al fine di scongiurare il peggio, non può avvenire oltre i 4 minuti dal malore e, quindi, non può essere praticato da persone che non sono nelle più strette e dirette vicinanze con chi pratica l’attività sportiva.

E’ un cambiamento pesante, pertanto, quello che si appresta a realizzarsi nei prossimi mesi, all’interno delle strutture ove si pratica sport, ma lo sarà davvero se le disposizioni del decreto verranno concretamente e seriamente realizzate, cogliendo in primo luogo il fine per le quali sono state varate e non il mero valore di ulteriori adempimenti onerosi.

I medici, in questo senso, sono quindi chiamati a svolgere un ruolo importante e determinante nel fare in modo che coloro che dovranno applicare i provvedimenti ne colgano a pieno il grande valore prevenzionale, a partire comunque anche solo da se stessi e dallo svolgimento più o meno accurato delle visite mediche per il rilascio del certificato richiesto per lo svolgimento dell’attività sportiva non agonistica.

02/05/2013
Cinzia Frascheri - responsabile dipartimento salute e sicurezza Cisl nazionale
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