IL PUNTO DI PIERPAOLO MERLINI
La grande sofferenza del sistema bancario italiano

Nell'editoriale del nuovo numero di Fiba Notizie, il segratario dei bancari Cisl di Milano, fa il punto sullo stato del settore e le sfide del sindacato. Nel notiziario si parla anche di Bpm, Unipol e tanti altri argomenti. In allegato il pdf completo.

Abbiamo finito le vacanze. I più fortunati sono riusciti anche a fare qualche settimana di ferie. Ma sono stati giorni passati con una preoccupazione sempre presente e che ci ha tenuto compagnia durante il caldo provocato dai vari anticicloni che ci hanno fatto visita tra giugno, luglio e agosto. Questa benedetta crisi non ci molla, non ne vuole sapere di rassegnarsi e lasciarsi vincere dai nostri sacrifici e dalla nostra buona volontà.

Come nel 2008 e nel 2009 nel settore creditizio le banche sono in fermento, sono ancora i soggetti stranieri che, rispondendo alle rispettive case-madri, disegnano nuove dimensioni, quando non addirittura decidono l’abbandono  del mercato italiano. Così, ancora in agosto, eravamo inchiodati ai tavoli di trattativa per cercare di limitare i danni e per costringere le aziende a riconsiderare decisioni prese altrove.

Come sempre i risultati hanno luci e ombre, abbiamo chiuso dei buoni accordi ma che aiutano a favorire l’esodo di persone dalle aziende. Un esodo ben remunerato certamente ma quanto può valere un posto di lavoro? Soprattutto, oggi! E queste aziende, che mettono sul piatto una quantità considerevole di euro, non potevano reinvestirli sul proprio modello organizzativo e sulle strategie di business?

Ma questo 2012 preoccupa di più perché sono le grandi banche nostrane a mostrare segni di grande sofferenza, non sono più solo le banche straniere o le banche di piccola dimensione o, ancora, aziende che applicano il nostro contratto ma sono più finanziarie che banche vere e proprie a soffrire per questa crisi.

La riforma delle pensioni, la cosiddetta Monti-Fornero, ha causato il blocco degli esodati e, quantomeno, ha buttato nell’incertezza e nel panico, tutti coloro che erano già sul Fondo esuberi di settore. Questo ha, evidentemente, messo in discussione i piani strategici di tutti i grandi gruppi, sia quelli già approvati e in corso di attuazione, Intesasanpaolo, Unicredit, sia quelli di nuova edizione, vedi Bpm e Monte Paschi.

Il sindacato è di fronte alla solita sfida: cercare di trovare soluzioni ai problemi, soprattutto quelli delle persone che rappresenta, o arroccarsi in una difesa ad oltranza dello stato del momento. Sono due posizioni che hanno entrambe la loro dignità e il loro senso. La prima cerca di interloquire con le aziende nel tentativo di gestire le situazioni di crisi per poter difendere quanto conquistato negli anni e poter rilanciare le proprie rivendicazioni quando si uscirà dal tunnel; la seconda prima di fare ogni ragionamento e ogni tentativo di gestire la situazione, ribadisce la difesa di quanto conquistato negli anni. Questa seconda posizione, più massimalista, trova una sua ragione nell’atteggiamento chiuso e ottuso, di una parte del management che affronta situazioni difficili come l’occasione per far piazza pulita dei diritti e delle persone che, a loro parere, non sono funzionali ai disegni dell’azienda.

Per noi della Fiba, la partecipazione e la possibilità di costruire nuove forme di tutela e di rappresentanza all’interno delle aziende, è un obiettivo reale e questa crisi può essere il grimaldello che ci potrebbe permettere di aprire nuove strade. Le aziende sono titubanti e manca una legislazione adatta, però per raggiungere il fine bisogna dedicare tempo, energie e intelligenze. Per far ciò mi sembra fondamentale avere il coraggio di ripartire dalla persona. Uno dei grandi educatori del secolo scorso, nel 1990 diceva “In tutte le circostanze e contingenze della vita, del mondo, della storia, quello che conta, ciò da cui sempre si può partire, ciò che sostiene la novità, il creativo, ha un luogo che si chiama persona: è il soggetto che conta, è la persona che conta”. Per questo l’anno che affrontiamo ci vedrà ancora protagonisti e impegnati con le nostre realtà, perché se c’è un obiettivo da raggiungere sono solo le persone che possono farlo, non esiste una macchina perfetta, un’organizzazione impeccabile che possa costruire una novità e una speranza per poter uscire da questa benedetta crisi.

12/10/2012
Pierpaolo Merlini - info@jobedi.it
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