WLFARE
Austerità, con coscienza e conoscenza

di Danilo Galvagni

Poco prima di Natale si è fatto un gran parlare, anche con un po’ di ironia e un pizzico d’invidia,

del “reddito incondizionato” di circa 2200 euro al mese a persona deliberato dal Comune di Zurigo in Svizzera. 2200 euro sono una bella cifra che la gran parte dei lavoratori italiani nemmeno si sogna di prendere e decisamentelontani dai 190 euro a persona (per un massimo di cinque per nucleo familiare) del nostro ‘reddito d’inclusione’ recentemente varato dal governo per aiutare le persone in difficoltà economica a risollevarsi. Precisato questo, e senza entrare nel merito dei provvedimenti, va sottolineato come i soldi possono essere tanti, pochi o giusti solo se rapportati al contesto socio-economico di riferimento (costo della casa, dei servizi ecc.). Per essere ancora più espliciti, le politiche di welfare non possono prescindere dal territorio in cui vengono applicate. I principi, a partire dalla garanzia a tutti dei servizi di base come la sanità, sono generali ma poi vanno adattati alle diverse realtà. E per far questo, per fare in modo che le scelte siano mirate ed efficaci, soprattutto in una fase di ristrettezze economiche, bisogna conoscere bene, nei dettagli la realtà in cui operiamo.
Se non si fa così si rischia di disperdere le poche risorse a disposizione. Un fatto è certo, e da lì dobbiamo partire: oggi i redditi da lavoro dipendente non sono più in grado di far fronte ad esigenze particolari in campo socio assistenziale e educativo. Lo Stato non può continuare a ritrarsi, deve garantire a tutti i servizi di base e sostenere, insieme alle parti sociali ed economiche, le prestazioni integrative. In questa prospettiva serve conoscere bene i soggetti del contesto in cui operiamo, dobbiamo mettere insieme tutte le conoscenze disponibili per poi scegliere come intervenire. Per quanto ci riguarda abbiamo un patrimonio di dati (Patronato, Caf, Enti bilaterali ecc.) che mettiamo a disposizione di tutti per capire di cosa
c’è effettivamente bisogno e quali sono le priorità. Un recente studio commissionato dal Consiglio regionale della Lombardia, ha messo in evidenza alcune tendenze in atto: l’80% dei lombardi sta bene ma il restante 20% è in difficoltà evidente. Il 14% dei giovani tra i 18 e i 34 anni non studia e nemmeno lavora. Su 100 giovani oggi ci sono 150 anziani che fra pochi anni diventeranno 250. Il 15% dei lombardi partecipa alle cure di un familiare anziano, malato
e disabile. Uno scenario abbastanza chiaro da cui dovrebbero derivare scelte conseguenti. Questo è il compito della politica. Il 2018 sarà un anno d’intense campagne elettorali:vediamo cosa succede.

10/01/2018
di Danilo Galvagni - segretario generale Cisl Milano Metropoli
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